Quella mattina, tutta la casa profumava di toast alla cannella. I primi raggi di sole filtravano attraverso le tende, facendo sembrare la cucina più luminosa del solito. Hannah sedeva al tavolo da pranzo con le gambe a penzoloni, aspettando con impazienza che suo padre apparisse finalmente con quella piccola scatola di velluto che le nascondeva da giorni. Rick entrò con un sorriso soddisfatto, posò delicatamente la scatola davanti a lei e rimase in attesa, curioso.
«Buon compleanno, tesoro mio. Ho disegnato io stesso ogni singolo dettaglio.»
Hannah aprì lentamente la scatola. In quell’istante, i suoi occhi si spalancarono. All’interno c’erano due orecchini d’oro a forma di piccoli tasti di pianoforte; su ogni tasto brillava una minuscola stella. Non erano gioielli comuni: Rick aveva realizzato innumerevoli bozzetti finché ogni dettaglio non rispecchiava esattamente la sua visione.
«Mamma, sono bellissimi.»
Sorrisi e le spostai una ciocca di capelli dietro l’orecchio.
«Allora ti accompagneranno per molti anni.»
«Non me li toglierò mai più.»
Da quel giorno, i piccoli orecchini divennero parte di Hannah tanto quanto il suo sorriso. Ogni pomeriggio, dopo la scuola, si sedeva al pianoforte in soggiorno ed esercitava pazientemente gli stessi brani, ripetendoli più e più volte. All’inizio le sue dita si muovevano con cautela sui tasti, ma di settimana in settimana le sue melodie diventavano più sicure. Rick sedeva spesso accanto a lei, battendo il tempo con il ginocchio e gioendo di ogni piccolo progresso. La sera ci sedevamo insieme al tavolo della cucina: mentre Rick l’aiutava con i compiti di matematica, io le intrecciavo i capelli. La nostra quotidianità era fatta di tanti piccoli momenti che allora sembravano scontati, ma che oggi appaiono infinitamente preziosi.
«Mamma, pensi che sarò abbastanza brava all’esibizione?»
Prima ancora che potessi rispondere, Rick sorrise.
«Sei molto più brava di quanto tu stessa creda. Fidati semplicemente delle tue mani.»
Hannah faceva sempre tesoro di quelle parole. Li custodiva come piccoli tesori e vi ripensava spesso, anche a distanza di settimane. All’epoca credevo di conoscere davvero Rick. Lavorava spesso fino a tardi nel suo laboratorio dietro casa e non amava che qualcuno entrasse senza bussare. Per me non c’era nulla di strano: in fondo, ognuno ha bisogno di un luogo dove poter lavorare indisturbato. A volte, la domenica pomeriggio, usciva in macchina da solo e rientrava solo ore più tardi.
«Solo una cosa di lavoro. Non preoccuparti.»
Questa era la sua risposta ogni volta che chiedevo dove fosse stato. Di tanto in tanto il telefono squillava; allora lui usciva in veranda con calma e intratteneva brevi conversazioni prima di rientrare. Non davo particolare peso a quei momenti: per me, allora, la fiducia era qualcosa di scontato. Tre settimane dopo il suo compleanno, come ogni martedì, Hannah si incamminò verso la lezione di pianoforte con gli spartiti sottobraccio. I suoi piccoli orecchini d’oro scintillavano alla luce del sole pomeridiano.
«Dopo vieni subito a casa, d’accordo?»
Si voltò ridendo e mi fece un cenno di saluto con la mano.
«Certo, mamma.»
Fu l’ultima volta che la vidi quel giorno. Quando scoccarono le sei, la cena era già pronta in tavola. Alle sette, Hannah non era ancora tornata. Rick andò subito alla scuola di musica, mentre io chiamavo al telefono. Mi spiegarono gentilmente che Hannah aveva finito la lezione in orario e si era incamminata verso casa. Con il passare dei minuti, il silenzio in casa si faceva sempre più opprimente. Poco dopo arrivarono gli agenti di polizia ed ebbe inizio un lungo periodo fatto di domande. Gli anni passarono, ma la mia speranza non svanì mai del tutto. Dieci anni più tardi, a un mercatino dell’usato, rimasi impietrita quando vidi gli stessi orecchini d’oro su un piccolo banco di vendita. In quel momento capii che quel ritrovamento non poteva essere una semplice coincidenza e, senza nemmeno immaginarlo, mossi il primo passo lungo un cammino destinato a cambiare ogni cosa. Tocca la foto per visualizzare l’articolo completo.
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