*L’alba, il Gigante e la Ragazza in Bianco*
Pagina 1: La città che non dorme mai.
New York, le cinque del mattino. La città è ancora silenziosa, una leggera nebbia copre i tetti. Le strade sono vuote, solo qualche taxi giallo passa lentamente e le luci dei negozi sono ancora accese. C’è un freddo leggero dell’alba, un freddo che lascia la rugiada sui vetri delle finestre.
Sopra il tetto di un vecchio palazzo di 8 piani a Brooklyn, con la vernice scrostata, un serbatoio d’acqua arrugginito, tubi del gas e piccioni che volano… lì era seduto lui.
Un gorilla gigante, alto più di 15 metri, con il pelo nero e marrone, impolverato, e gli occhi grandi e profondi. Non è il mostro dei film, è solo un gorilla diventato enorme per un motivo sconosciuto. La gente lo chiama “Il Gigante Buono” perché non ha mai fatto del male a nessuno.
Si sveglia ogni giorno all’alba, sale su quel tetto dove nessuno va e rimane a guardare. Perché? Perché è solo. I gorilla vivono in gruppo, e lui è solo in una città con 8 milioni di persone e nessuno gli parla.
Pagina 2: La ragazza in bianco.
Quella mattina, non era solo.
Nella sua mano sinistra, grande come un tavolo, era seduta una ragazza. Una ragazza adulta, di circa 27 anni, con un lungo vestito bianco estivo, i capelli raccolti e il viso illuminato dal sole. Era scalza.
Si chiama Ella. Lavora in una vecchia libreria sotto il palazzo. Ogni giorno sale sul tetto per prendere aria prima che tutti si sveglino. Un giorno ha trovato il gorilla che dormiva sul tetto, era un po’ malato, tossiva. Non ha avuto paura, gli ha portato acqua in un secchio grande e del pane.
Da lì è nata una strana amicizia. Lei viene ogni alba, lui la aspetta. Lei parla e lui ascolta. Gli racconta dei suoi libri, del suo sogno di viaggiare in Italia, dell’uomo che l’ha lasciata. E lui la guarda e annuisce, come se capisse.
Quella mattina gli ha detto: “Guarda come sorge il sole, sembra un grande uovo giallo”. E il gorilla ha guardato nella direzione del suo dito. Il sole stava appena sorgendo dietro i palazzi di Manhattan, arancione, e il cielo era pieno di nuvole sottili illuminate.
Pagina 3: Il lungo silenzio.
Sono rimasti in silenzio per un’ora intera. Nessuna parola. Solo silenzio.
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