Molte persone preferiscono bere il caffè dolce. Un cucchiaino di zucchero attenua l’amaro della bevanda e, per alcuni, è un’aggiunta naturale e scontata, proprio come il latte o la panna. Tuttavia, l’immagine in questione lancia un messaggio molto chiaro: non si dovrebbe “mai aggiungere zucchero” al caffè.
Un’affermazione così categorica non è del tutto corretta. Un singolo caffè zuccherato non rende automaticamente malsana l’alimentazione. Ciò che conta davvero è la quantità totale di zuccheri aggiunti assunti nell’arco della giornata e la frequenza con cui si consumano bevande molto dolci.
Nel caso del caffè, però, le quantità possono sommarsi senza che ce ne accorgiamo. Chi ne beve diverse tazze al giorno e le zuccherà tutte, finisce per assumere zucchero aggiunto più volte. Vale quindi la pena di prestare attenzione non solo al sapore del caffè, ma anche a ciò che vi aggiungiamo abitualmente.
Perché lo zucchero nel caffè diventa presto un’abitudine
Il caffè possiede naturalmente un profilo aromatico ben definito. A seconda della qualità dei chicchi, della tostatura e del metodo di preparazione, possono prevalere note amare, acide o di tostatura intensa.
Lo zucchero modifica immediatamente questa percezione. La dolcezza può mascherare l’amaro e rendere la bevanda più delicata al palato. Chi beve caffè esclusivamente molto dolce per un periodo prolungato tende ad abituarsi proprio a questo sapore.
Di conseguenza, la dolcezza diventa rapidamente parte integrante della routine quotidiana. Si aggiunge lo zucchero senza riflettere ogni volta sulla quantità effettivamente utilizzata.
Una tazza non è necessariamente il problema
Per valutare correttamente la situazione, occorre distinguere tra il consumo occasionale e l’abitudine quotidiana.
Chi aggiunge occasionalmente un po’ di zucchero a una singola tazza di caffè si trova in una condizione diversa rispetto a chi consuma più bevande a base di caffè nell’arco della giornata, zuccherandole tutte in modo marcato.
L’aspetto fondamentale, quindi, non è tanto lo zucchero contenuto in una singola tazza, quanto la quantità totale assunta nell’intera giornata. Diverse tazze possono fare la differenza
Chi beve caffè al mattino, a metà mattina, dopo pranzo e nel pomeriggio dovrebbe tenere presente che piccole quantità, se sommate, possono diventare significative.
Ciò che in una singola tazza sembra poco, può trasformarsi in una quantità decisamente maggiore se si consumano più porzioni.
A questo si aggiungono, eventualmente, altri cibi e bevande dolci. Il caffè, quindi, rappresenta solo una parte dell’apporto totale di zucchero giornaliero.
Il caffè nero non contiene di per sé zuccheri aggiunti
Un semplice caffè nero, di base, viene consumato senza aggiunta di zucchero. È solo con l’aggiunta di zucchero, sciroppo o altri ingredienti dolcificanti che la composizione della bevanda cambia.
Chi desidera ridurre l’assunzione di zuccheri aggiunti può valutare, specialmente per le bevande consumate abitualmente, se la quantità utilizzata sia davvero necessaria.
Ciò non significa che il caffè debba necessariamente essere bevuto amaro e con un sapore sgradevole. Molte persone modificano le proprie abitudini gradualmente, riducendo a poco a poco la dolcezza.
Perché le bevande vengono spesso sottovalutate
Con i cibi solidi, molte persone si accorgono più facilmente di quando stanno mangiando qualcosa di dolce. Le bevande, invece, vengono talvolta percepite in modo meno consapevole.
Un caffè zuccherato, ad esempio, viene spesso bevuto velocemente, quasi distrattamente. Se questa abitudine si ripete più volte al giorno, è più facile trascurare la quantità di zucchero aggiunto.
Vale quindi la pena di prendere in considerazione non solo dolci e dessert, ma anche le bevande consumate regolarmente.
Anche la dimensione del caffè ha il suo peso
Non tutte le tazze di caffè hanno le stesse dimensioni. Un espresso piccolo è ben diverso da una bevanda a base di caffè di grandi dimensioni.
Chi tende a dolcificare maggiormente le porzioni più grandi dovrebbe tenerne conto: la quantità di ingredienti aggiunti può aumentare in proporzione alla dimensione della bevanda.
Anche in questo caso, dunque, è la porzione complessiva a contare più della semplice definizione di “caffè”.
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