Caro benzina: ecco le città che pagano di più la Tassa Petrolifera Locale

In un anno le famiglie delle grandi città italiane hanno speso 4,91 miliardi di euro di carburante in più del necessario. La crisi di Hormuz ne spiega meno di un quinto: il resto è il prezzo della dipendenza forzata dall’auto. E una parte si può tagliare già domani, pedalando. Tutti i dati del rapporto di Clean Cities sulla “Tassa Petrolifera Locale”.

Da marzo il prezzo alla pompa è diventato un bollettino di guerra: il blocco dello Stretto di Hormuz ha portato il gasolio oltre i 2 euro al litro e il governo ha inseguito i rincari a colpi di decreti sulle accise. Ma se la domanda è quanto ci sta costando davvero il caro benzina, la risposta più scomoda arriva dal rapporto Tassa Petrolifera Locale pubblicato oggi da Clean Cities*: il problema non è (solo) il prezzo del petrolio, è quanto siamo costretti a usare l’auto.

Analizzando i volumi di carburante venduti e la ripartizione modale in 13 città metropolitane, Clean Cities stima che tra ottobre 2025 e settembre 2026 le famiglie abbiano pagato 4,91 miliardi di euro di extra-costi di carburante. Fanno 591 euro a famiglia, circa 50 euro al mese. Di questa cifra, l’effetto della crisi di Hormuz vale appena 883 milioni, il 17,8%. Gli altri 4,02 miliardi sono una tassa che paghiamo ogni anno, crisi o non crisi.

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Fonte: Clean Cities, Tassa Petrolifera Locale, 2026

La tassa che paghiamo anche senza crisi

Clean Cities la chiama “Tassa Petrolifera Locale”: è la spesa in carburante che sostengono le famiglie italiane per il solo fatto di dover usare l’auto molto più di un cittadino europeo. In condizioni di mercato normali pesa in media 500 euro l’anno per famiglia, una bolletta in più che nessuno vede perché si confonde con il pieno.

Le cause sono note. Nelle città italiane il 68,4% degli spostamenti avviene in auto, contro il 33,5% della media delle capitali europee considerate; il trasporto pubblico copre il 16,1% contro il 39,4%. Le città europee offrono il doppio dei posti-km pro capite e reti su ferro cinque volte più estese. Nel frattempo il Fondo Nazionale Trasporti ha perso il 37% del suo valore reale in poco più di un decennio, e il tasso di motorizzazione è salito da 671 a 701 auto ogni mille abitanti dal 2020 in poi.

Il paradosso che il rapporto mette in fila è questo: le famiglie delle 13 città bruciano ogni anno in carburante in eccesso una cifra paragonabile all’intero Fondo Nazionale Trasporti, quello che paga autobus, tram e metropolitane in tutto il Paese.

Da Cagliari a Milano, i casi limite

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Fonte: Clean Cities, Tassa Petrolifera Locale, 2026

La media nasconde differenze enormi. Il conto più salato lo pagano le famiglie della città metropolitana di Cagliari, 1.078 euro l’anno, dove dispersione urbana e assenza di alternative su ferro costringono a lunghi tragitti in auto; seguono Reggio Calabria (800 euro) e Bari (677). A Roma il totale bruciato in dodici mesi arriva a 1,13 miliardi, più del valore della produzione di ATAC nel 2025 (1,02 miliardi): i romani spendono in carburante in eccesso più di quanto costi far funzionare la loro azienda di trasporto pubblico.

Milano mostra invece cosa succede quando le alternative ci sono. Nel comune capoluogo l’auto pesa per il 31% degli spostamenti, nell’intera città metropolitana per il 59%. Se tutto l’hinterland avesse lo stesso accesso al trasporto pubblico del capoluogo, calcola Clean Cities, il conto per famiglia scenderebbe da 508 a 18 euro l’anno.

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