Parte I: Il flusso invisibile della comodità moderna
Per l’abitante urbano moderno, tirare lo sciacquone è una meraviglia di ingegneria invisibile che abbiamo relegato al regno dell’indifferenza. Premiamo la leva e, con un tono meccanico, le nostre acque reflue vengono trascinate via in un labirinto di tubature sotterranee, per non essere mai più viste. Questo gesto è indissolubilmente legato al nostro senso di civiltà, igiene e responsabilità personale. Ci viene insegnato fin da piccoli che è il passo finale e necessario della nostra routine di pulizia. Ma sotto la superficie di porcellana di questa abitudine si cela una complessa questione sul prezzo della comodità: una questione che ambientalisti ed esperti di scarsità idrica si sollevano sempre più spesso.
Il dibattito non verte sul rifiuto dell’igiene, ma sulla necessità di rompere la routine. Ci costringe a fermarci un attimo prima di azionare la leva ea chiederci: questa particolare misura è davvero sempre necessaria? Con il cambiamento climatico globale e la crescente instabilità della disponibilità dell’”oro blu” del nostro pianeta – l’acqua dolce e pulita – i piccoli gesti automatici della nostra vita quotidiana vengono rivalutati. Stiamo entrando in un’era in cui il concetto di “cittadinanza responsabile” si sta ampliando fino a includere il modo in cui gestiamo le risorse che transitano silenziosamente nelle nostre case.
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