mi ha colpito immediatamente, ma è stato il freddo all’interno di quella stanza a gelarmi di più: il freddo degli uomini che confondono le regole con la saggezza e credono che la sopravvivenza appartenga solo ai forti.
Credevano di cacciarmi via. Non avevano idea di starmi liberando.
Tornai alla baita che Martin aveva costruito. Era piccola e robusta, e ogni tronco custodiva un ricordo. Mia madre, Anna, sedeva accanto al freddo focolare avvolta in tutte le coperte che possedevamo. Aveva settant’anni, le ossa delicate come quelle di un uccello, ma i suoi occhi ardevano ancora di una quieta ferocia. Sentì il verdetto nel suono dei miei passi.
«Quindi», disse con un sussurro asciutto, «hanno fatto la loro scelta».
Annuii e mi diressi verso il piccolo baule dove tenevamo le nostre cose essenziali.
«E io ho fatto il mio», risposi.
L’eredità che Martin mi aveva lasciato non era scritta su nessun
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