Secondo la Banca Dati Alimenti del CREA, 100 grammi di alici fresche apportano circa 11 microgrammi di vitamina D e circa 1,5 grammi di Omega 3 a lunga catena. Numeri che, tradotti, significano: un piccolo pesce capace di dare una spinta concreta a cuore, ossa e cervello senza mandare in crisi il portafoglio.
Nel frattempo il salmone è diventato quasi un bene di lusso e il tonno fa discutere per mercurio e sostenibilità. Intanto le alici, tipico “pesce povero” dei nostri mari, restano al banco a prezzi accessibili e finiscono spesso sottovalutate. Eppure per trigliceridi, pressione e magari quella memoria un po’ affaticata da mille cose da fare, sono un alleato sorprendentemente moderno.
Il pesce che costa poco ma vale oro: perché puntare sulle alici
Dietro il nome alici (o acciughe) c’è Engraulis encrasicolus, piccolo pesce azzurro mediterraneo, parente stretto di sardine e sgombri. Vive pochi anni e sta in fondo alla catena alimentare marina: significa in media meno accumulo di metalli pesanti rispetto ai grandi predatori come pesce spada o tonno.
Altro dettaglio non banale: sono pesci dei “nostri” mari, perfettamente inseriti nella dieta mediterranea. Secondo diverse Aziende sanitarie locali, puntare sul pesce azzurro locale è una scelta più sostenibile, spesso più economica, e allinea salute personale e ambientale. In pratica: una di quelle rare situazioni in cui ciò che fa bene al corpo fa bene anche al carrello e al pianeta.
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