Aveva un’aria esausta, sconfitta, quasi rassegnata.
“Si chiama Sloane.”
Almeno ora aveva un nome.
“Chi è lei?”
Ancora.
Questa volta Ryan distolse lo sguardo. Per un lungo istante pensai che non avrebbe risposto. Poi disse a bassa voce:
Quelle parole mi lasciarono di stucco. Non amato. Non perduto.
Male.
Una strana sensazione mi si insinuò nel petto. La storia che avevo impiegato dodici anni a creare, improvvisamente, cominciò a sgretolarsi.
“Che cosa significa?”
Ryan rimase in silenzio. Poi si alzò.
“Entrate.”
Eravamo seduti al tavolo della cucina, lo stesso tavolo dove avevamo festeggiato compleanni, pagato bollette e pianificato vacanze. Eppure, all’improvviso, mi sembrò di essere seduto di fronte a uno sconosciuto.
“Quando avevo sedici anni, mio padre era una delle persone più rispettate in città.”
Aggrottai la fronte. Suo padre era morto anni prima che conoscessi Ryan, e tutto ciò che avevo sentito su di lui era stato positivo. Insegnante.
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