Col passare del tempo, il corvo iniziò a dubitare di sé stesso. Cominciò a vedere la propria ombra non come una parte naturale del suo essere, ma come un peso. Sognava di avere le ali morbide della colomba, la sua luce e il suo canto. E così, prese una decisione che avrebbe segnato la sua vita: avrebbe cercato di essere come lei.
Da quel giorno in poi, smise di lanciarsi con audacia nel vento. Volava basso e lentamente, imitando i movimenti delicati della colomba. Si lisciava le piume continuamente, cercando una lucentezza che il suo piumaggio nero non poteva riflettere. Provava a cantare come lei, ma la sua voce profonda si incrinava. Si sforzava di sorridere con gli occhi, eppure, nel profondo, si sentiva vuoto.
E la cosa più dolorosa era rendersi conto che, nonostante tutti quegli sforzi, nessuno se ne accorgeva. Nessuno lo celebrava. Nessuno lo vedeva.
L’incontro inaspettato
Un giorno, esausto e confuso, scese nella radura della foresta. Lì c’era la colomba, intenta a bere l’acqua del ruscello. Il corvo si avvicinò, tremando.
“Posso parlarti?” chiese a bassa voce.
“Certo”, rispose lei con dolcezza.
“Ho cercato di essere come te,” disse. “Di volare come te, di cantare come te… Ci ho messo tutto me stesso, eppure mi sento ancora vuoto. Nessuno mi vede; nessuno mi apprezza. Forse non valgo nulla.”
La colomba lo guarda senza giudizio, con profonda calma. Si avvicinò e rispose:
“Corvo, non sei nato per imitare. Sei nato per volare in alto, per vedere dalle vette ciò che nessun altro vede. Il tuo canto non è dolce, eppure annuncia il mutare delle stagioni. Le tue piume non sono bianche, eppure offrono protezione. Tu sei necessario. La foresta ha bisogno della tua ombra tanto quanto ha bisogno della mia luce.”
Il corvo abbassò lo sguardo, profondamente commosso.
“Ma nessuno se ne accorgertene…”
“Perché sei stato tu il primo a smettere di accorgertene,” disse la colomba. “Quando ti sei abbandonato per diventare come me, hai abbandonato anche la tua essenza. E senza la tua essenza, non c’è splendore. Senza la tua verità, non c’è volo.” Il risveglio
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