Conoscevo quel viso. Non da scuola, non dal lavoro, non da nessun’altra parte della mia vita.
Per un attimo, ho pensato sinceramente che la mia mente mi stesse giocando un brutto scherzo. Poi si è girata un po’ di più. Gli stessi occhi. Le stesse labbra. Persino il piccolo neo vicino alla mascella. Più grande ora, ma innegabilmente lei.
Le mie mani iniziarono a tremare. La fissai per quasi un minuto. Alla fine, prima di perdere il coraggio, feci un passo avanti.
“Mi scusi.”
Si voltò.
“Sembrerà strano, ma conosci qualcuno che si chiama Ryan?”
Il colore le scomparve dal viso. Fece un piccolo passo indietro. Lessi la sua espressione. Il suo viso era diventato rosso, non per confusione o sorpresa.
Paura.
Il mio cuore batteva all’impazzata. “Stai bene?” chiesi.
Per diversi lunghi secondi, rimase in silenzio. Poi guardò oltre di me, verso l’ingresso della panetteria, come per controllare se
Il seguito nella pagina successiva